Ho cominciato a scrivere musica...

Ho cominciato a scrivere musica all’età di 8 anni, a 15 avevo inciso con strumentazioni artigianali 48 audiocassette da 60 minuti per un totale di oltre 500 melodie di vario genere e durata. A 16 anni arrivarono i primi testi ed i primi brani completi di parte letteraria; a 19 militai nel mio primo complesso, gli “Antidoto”, in qualità di tastierista. A 21 entrai come terzo elemento de “I Tre Porcellini”, gruppo nel quale suonavo tastiera, chitarra acustica ed armonica, cantavo e sono stato l’autore dei quattro pezzi che abbiamo raccolto nell’album “I Tre Porcellini (h)Anno Zero”, il nostro primo ed unico CD.

Da trent’anni a questa parte sono tornato a scrivere musica, incidere DEMO ed esibirmi in concorsi e serate come solista. Nel frattempo sono diventato socio S.I.A.E. (iscritto in qualità di “compositore melodista non trascrittore” ed “autore della parte letteraria”), ho composto pù’ di 400 brani di musica leggera, circa 80 opere sinfoniche ed oltre 1.000 melodie ed arrangiamenti.

Passando al lato letterario, ho pubblicato un libro di poesie “Frammenti di cielo”, ho scritto 6 racconti cyberpunk ed un romanzo di fantascienza.

Ho prodotto 5 DEMO (“Luce 2001”, “Voce e Luce”, “Navigatori e Profeti”, “Proxima Lux” e “Vita In Corde”), di cui ho curato ogni singola fase: programmazione degli strumenti digitali, incisione, selezione dell’hardware e del software per l’editing, tecnica del suono, mixaggio e progetti grafici. 

La mia ispirazione è assolutamente varia, come la musica che ascolto, dall’Hard Rock alla Pop Music, dalla musica “leggera” della tradizione cantautrice al Rock statunitense e anglosassone, dalla genuina semplicità del Blues, del Country, all’affascinante complessità della musica sinfonica, dai primordi del Rock & Roll anni ‘50, alle ritmiche tribali africane da cui il Rock ha avuto origine, fino alla World Music, di cui mi entusiasma il coacervo cross cultural che la alimenta.

In tal senso il progetto “Born in Italy” è un ottimo esempio del variegato universo di culture e tradizioni musicali a cui liberamente attingo per dotare le melodie che compongo dei migliori arrangiamenti possibili, nel tentativo di ricreare in chi ascolta le emozioni, di pelle e di cuore, ed i sentimenti, superficiali e profondi, che mi hanno portato a scrivere e comporre e che fanno della musica una delle componenti fondamentali della mia vita… o forse, più semplicemente, ciò che di più bello so fare e dare a questo mondo.

Che dire dell’album “Born in Italy”?

Per prima cosa va sottolineato che è stato scritto mettendoci cuore e passione e che nel cuore tumultuoso e pulsante della mia vita mi ci hanno trascinato i figli. Per anni, o meglio, nei primissimi anni di questi tre angeli caduti dal cielo ho totalmente abbandonato la musica, ho azzerato i miei hobby, ho apparentemente rinunciato alla mia libertà; si potrebbe dire che ho rinnegato me stesso e l’ho fatto volentieri, senza neanche accorgermene, perché totalmente assorbito da qualcosa di molto più importante a cui dedicare ogni mia risorsa ed energia: loro.

 

Poi quando, a fatica, sono riemerso dal mare dell’oblio di questa straordinaria perdizione e son tornato a ritagliarmi anche solo mezzora al giorno, la sera, dopo averli messi a letto, ho scoperto il miracolo che i bimbi da sempre operano dentro ogni adulto disposto a dedicare loro tempo e passione: non c’è niente di meglio di perdersi per ritrovarsi.

 

Sì perché non solo prendersi una vacanza da sé stessi, dal proprio ego, dai propri desideri ed ambizioni egoistiche fa sempre bene (come insegna il volontariato), ma farlo per i figli, farlo negli anni in cui attraverso i loro occhi e le loro esperienze di vita quotidiana torni bambino, rivivendo con loro e in loro la prima infanzia, riscaldata da costellazioni di emozioni, ti induce a rapportarti con il freddo universo degli adulti avendo una sola totalizzante esigenza: l’autenticità.

 

In contrasto con un mondo moderno dominato dal digitale (e l’universo della musica ne è uno specchio emblematico), alienato dalla intermediazione delle macchine e degli strumenti virtuali, in questo album ho voluto recuperare sudore, fisicità, contatto umano, insomma, cuore, passione, emozioni, gli elementi che distinguono l’Italia nel mondo; ho così scoperto, nei pochi ritagli di tempo che avevo a disposizione, di poter suonare, interpretare, godermi e “vivere” i miei pezzi meglio di quanto non avessi mai fatto prima… pur avendo, prima, molto più tempo ed occasioni per farlo.

 

 

Nel video del brano “Dimmi Sara”, in cui mia figlia Sara è sia la regista, sia la persona a cui è dedicato il brano, credo si percepisca esattamente questo percorso, fatto nella vita e, di riflesso, anche nella musica: pur avendo a disposizione migliaia di elementi e loop digitali di chitarra, batterie, archi, tastiere e bassi già perfetti e pre-registrati, una volta terminato l’arrangiamento di tutti i 17 brani dell’album a computer (produzione in tutto e per tutto assimilabile ad una fredda programmazione di schemi e algoritmi), non ero affatto soddisfatto. Avevo ottenuto una costruzione imponente ma artificiale, come composta -per intenderci- da tanti piccoli mattoncini Lego assemblati, un arrangiamento in cui il tutto non aveva una sua identità, ma era piuttosto la somma delle parti: era come se, ascoltandolo, si percepisse il profilo delimitante dei singoli elementi costitutivi.

Io invece cercavo il legno naturale, volevo il mattone vero, avevo sete di quella autenticità con cui i miei figli stavano in quel momento dissetando di emozioni la mia vita di adulto.

Ripresi quindi in mano la chitarra, la compagna di una vita, le tastiere della mia adolescenza, mi improvvisai “batterista” e “violinista” grazie all’aiuto di un’interfaccia touch screen (il “making of” lo trovate in un video a parte) e decisi di ricominciare da capo, impiegando altri due anni per rieseguire personalmente e dal vivo tutti gli arrangiamenti e loop dei campioni audio precedentemente assemblati a computer.

 

Il risultato, che nel video penso emerga tangibile, è stato una ritrovata autenticità, una diversa e superiore energia e, diciamolo, anche un mio concreto divertimento riscoperto nel respirare nuovamente lo sforzo fisico, il calore ed il sudore dei tempi in cui suonavo live con la mia band. In questo video, in particolare, sempre nel nome dell’autenticità, ricanto e risuono dal vivo i singoli strumenti: c’è quindi voce che sgorga libera, c’è cuore che batte, ci sono vene del collo che si gonfiano, muscoli e braccia che si abbattono sullo schermo-batteria scolpendo la ritmica del brano, ci sono corde che vibrano, c’è un’intera vita di lavoro e disciplina per tentare di diventare “One Man Band”…un cuore ed una vita che dopo tanto tempo ritrovano sé stessi, suonando le canzoni scritte negli anni verdi, in gioventù, nel cuore della vita e con l’Italia nel cuore.

 

Dedicato alla mia famiglia.

 

L.